Mercati

Trading, ecco come si sta evolvendo lo scenario macro internazionale

Lo scenario macro internazionale continua ad evolversi (e lo farà in misura ancora più incisiva con i correnti risultati elettorali presidenziali). Ma in che modo posizionare i propri investimenti nell’attuale contesto? Cerchiamo di saperne un po’ di più, cominciando dall’area a noi più vicina, quella dell’euro.

Area euro

Il contesto dell’area euro sta lievemente migliorando (al di là di qualche segnale debole pubblicato negli ultimi giorni). In particolare, le stime finali per i PMI europei hanno registrato solo alcune marginali variazioni e hanno confermato una diffusa accelerazione dell’attività in ottobre. I dati sul mercato del lavoro mostrano la disoccupazione stabile per la zona euro a settembre: al calo dei senza lavoro in Germania corrisponde un nuovo aumento della disoccupazione in Italia, tornata sui massimi dal 2015.

Per quanto attiene la produttività interna lorda, la stima preliminare del PIL del terzo trimestre mostra un tasso di crescita dello 0,3 per cento trimestre su trimestre, in linea con il ritmo primaverile e con le previsioni di consenso. Su base annua, il PIL dovrebbe aver ancora viaggiato a 1,6 per cento anno su anno, al di sopra del potenziale. Nei mesi estivi, consumi e investimenti (in particolare in costruzioni) dovrebbero aver sostenuto la crescita del PIL, ma il dettaglio si avrà solo il 15 novembre, quando verranno pubblicati i dati di dettaglio consuntivo. Ancora, le indagini di fiducia segnalano una dinamica più vivace a fine anno, che lascerebbe la crescita media annua all’1,6 per cento, come confermano anche le revisioni dei PMI pubblicate in settimana.

In relazione ai prezzi, il cui trend rappresenta certamente uno dei perni fondamentali per le valutazioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea, l’inflazione sale per l’Eurozona a 0,5 per cento da 0,4 per cento, in linea con le previsioni e sulla scia del rimbalzo della componente energia. Per il momento le pressioni sulla dinamica dei prezzi interni restano contenute, come dimostra l’inflazione core che si conferma stabile a 0,8 per cento come negli ultimi cinque mesi. Tra novembre e marzo l’inflazione sottostante sarà spinta verso l’1,1 per cento da un effetto base favorevole ma, per un “aumento durevole della dinamica dei prezzi verso il 2 per cento”, come desiderato dall’istituto monetario di Mario Draghi, potrebbero essere necessarie genuine pressioni sui prezzi interni.

Area dollaro

Passiamo dunque dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, dove sono piuttosto solide le statistiche su consumi e redditi con la spesa delle famiglie in deciso recupero a settembre da -0,1 per cento a +0,5 per cento mese su mese e i redditi in crescita stabile. Tra le indagini di fiducia risulta in recupero l’ISM manifatturiero mentre è ampia la correzione del dato per i servizi.

Giungendo al dossier sull’employment, uno dei temi maggiormente importanti per poter orientare la decisione di rialzare i tassi Fed nella prossima riunione di dicembre, è bene ricordare come – al di là di qualche superficiale analisi compiuta nell’immediato da alcuni osservatori – in realtà il report sul mercato del lavoro di ottobre abbia restituito indicazioni positive: anche se il numero di nuovi occupati in ottobre si ferma al di sotto del consenso a 161 mila unità invece delle 173 mila previste, è positiva la revisione dei dati per agosto e settembre con una maggiorazione complessiva di 44 mila unità. Il tasso di disoccupazione si allinea al consenso e cala nuovamente, dal 5,0 per cento al 4,9 per cento, complice anche una correzione della forza lavoro di -195 mila, dopo 4 mesi consecutivi di aumenti forti.

Sempre dall’employment report è poi possibile trarre utili indicazioni per quanto concerne i salari, che accelerano a 0,4 per cento mese su mese dallo 0,3 per cento di settembre (rivisto da +0,2 per cento mese su mese). Nel complesso il messaggio dell’employment report è sicuramente positivo e rafforza le aspettative di un rialzo dei fed funds a dicembre, come già suggerito dal FOMC di mercoledì. Il comunicato infatti riconosce il sostanziale raggiungimento dell’obiettivo di piena occupazione e sposta l’attenzione sulla dinamica dei prezzi, riconoscendo che sia l’inflazione che le aspettative implicite nelle valutazioni di mercato sono salite pur rimanendo sotto al target. Dunque, riteniamo che lo scenario centrale, una volta digeriti i risultati elettorali, emergerà in favore di un rialzo dei tassi Fed nella sessione di dicembre: superata tale sessione, seguirà un periodo più o meno esteso di tassi fermi (almeno 3-6 mesi).

Mercati azionari

Chiudiamo infine con un piccolo cenno ai mercati azionari. Partendo dall’area euro, il tema delle trimestrali si conferma centrale, dove prevalgono le prese di beneficio sul comparto bancario nonostante i risultati superiori alle attese di primari attori internazionali. In particolare, sul mercato domestico pesa l’incertezza sulle modalità di completamento della ricapitalizzazione di MPS, che vede coinvolti anche i titolari di obbligazioni su base volontaria. I risultati deludenti del leader danese di trasporto marittimo Moller-Maersk appesantiscono il comparto di Beni e Servizi industriali. Prevale la debolezza sul comparto Energia, che ha visto due protagonisti del settore, BP e Shell, prendere direzioni opposte dopo i risultati trimestrali; la prima ha quasi dimezzato gli utili nel 3° trimestre e tagliato i piani di investimento per il 2016, mentre la seconda ha visto un miglioramento dell’utile, nonostante il contesto di mercato ancora difficile. Torna a rafforzarsi nel breve il Telefonico, grazie ancora alle attese di nuove operazioni di consolidamento, a cui si aggiungono risultati di bilancio confortanti.

Sull’area dollaro, i cali del petrolio e alcune deludenti trimestrali hanno ampliato i ribassi di mercato, in un contesto in cui la volatilità di breve periodo risulta accentuata e tornata ai livelli di giugno. In tale contesto, il settore tecnologico si indebolisce ripiegando dai massimi degli ultimi 16 anni; le maggiori pressioni in vendita risultano scaturite dalle prese di beneficio visti i livelli raggiunti, a cui si aggiungono alcune trimestrali deludenti. Nel complesso, la reporting season del settore evidenzia ancora una crescita degli utili in media superiore a quella del mercato, anche se frenata dal segmento hardware (+6 per cento vs. 2,4 per cento). Anche la percentuale di sorprese positive si attesta ben al di sopra della media. Debolezza è espressa anche dall’Energia, in scia ai cali del prezzo del petrolio, sceso anche sotto 43 dollari. I dubbi sulla finalizzazione dell’accordo preliminare tra i produttori circa il taglio dell’output mettono sotto pressione il comparto. Di contro, prosegue la forza relativa di breve delle Utility, grazie alle caratteristiche maggiormente difensive e ai risultati societari: il comparto registra al momento la migliore crescita degli utili.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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