Pubblicato: 5 Giugno 2018 di Roberto Rossi
Eni e le società del comparto petrolifero riusciranno a beneficiare dei nuovi equilibri che stanno per essere trovati nel settore energetico dopo l’intesa in area OPEC – non OPEC? E quali sono le prospettive per la compagnia petrolifera italiana? Conviene davvero investire in Eni nel 2017? Cerchiamo di saperne di più, scoprendo alcuni interessanti spunti di valutazione sul trading Eni.
Come è andato a finire il 2016 per Eni
Non sappiamo come si sia concluso il 2016 per Eni (i dati ufficiali saranno disponibili nei prossimi mesi), ma possiamo comunque riferirci al terzo trimestre 2016, che la compagnia energetica ha chiuso con un risultato netto rettificato (cioè, senza il peso o il contributo delle componenti straordinarie) in perdita per 484 milioni di euro, in peggioramento rispetto alla perdita di 127 milioni di euro dello stesso periodo 2015 a causa del minor risultato della divisione Esplorazione e Produzione, quale conseguenza della debolezza del prezzo del petrolio e dell’impatto del fermo produttivo dell’impianto in Val d’Agri, che è stato riavviato solamente nell’ultima parte di agosto. Nello stesso periodo EBIT positivo per 258 milioni di euro, in flessione del 66% rispetto al terzo trimestre 2015. Complessivamente, nei primi tre trimestri del 2016 la perdita netta cumulata è stata pari a 1,39 miliardi di euro, contro il risultato positivo per 502 milioni di euro conseguito nei primi nove mesi del 2015. Per quanto invece riguarda l’indebitamento, alla fine del terzo trimestre 2016 il dato era pari a 16,01 miliardi di euro, con una flessione di 860 milioni di euro rispetto alla fine del 2015, con leverage aumentato a 0,32x contro 0,29x di fine anno precedente.
È infine possibile che i risultati del quarto trimestre 2016, di cui non si dispongono ancora dettagli, possano essere migliorativi rispetto a quelli del terzo trimestre, almeno sotto il profilo della capacità di generare cassa, grazie al riavvio della produzione in Val d’Agri e in Kachagan, e alla stimata riduzione dei costi di sviluppo e di estrazione.
L’accordo OPEC – non OPEC gioverà a Eni?
Il taglio alla produzione del petrolio deciso nel corso dell’ultimo meeting dell’OPEC è certamente un buon elemento di supporto alle quotazioni del petrolio, che ha pertanto già recuperato visibilmente rispetto ai minimi toccati a febbraio 2016. Successivamente, un ulteriore impulso è stato costituito dall’intesa allargata agli altri produttori non appartenenti al Cartello dell’OPEC, Russia in primis, che ha permesso di stimare nuovi tagli della produzione per 558 mila barili al giorno, di cui 300 mila in capo a Mosca. Non è affatto scontato che il mantenimento dei prossimi mesi di livelli di produzione più contenuti possa ridurre l’eccesso di offerta esistente sul mercato (non è la prima volta che simili accordi vengono disattesi), ma il punto di partenza è sicuramente incoraggiante.
Conviene investire in Eni nel 2017?
A questo punto, per comprendere se conviene investire in Eni nel 2017, si possono prendere come basi valutative le parole dell’amministratore delegato Descalzi, per cui l’accordo sul taglio alla produzione di petrolio definito dai paesi OPEC – non OPEC ha radicalmente cambiato la view strategica sul settore. In particolare, il top manager della compagnia petrolifera ha reso noto che nel corso del 2017 la società sarà in grado di raggiungere la produzione di 1,84 milioni di barili al giorno, con un livello che è il massimo storico per il gruppo petrolifero, spinta dalla ristrutturazione avviata anni or sono, che oggi permette di spingere ancora il pedale per un altro 15% di output, equivalente a circa 250 mila barili al giorno.
Ora, considerando che il prezzo del barile di petrolio ha superato in modo rilevante la quota di 50 dollari al barile (una soglia che l’azienda ha ricordato essere utile per poter giungere a una posizione di “neutralità di cassa”), è probabile che Eni possa spingere i propri livelli produttivi verso l’alto. Buona sembra essere la view anche per quanto concerne gli sviluppi futuri, considerando che i progetti avviati da Eni nel biennio 2016-17, inclusi Kashagan e Goliat, dovrebbero produrre a regime oltre 500 mila barili al giorno e generare un cash flow operativo complessivo di oltre 4 miliardi di euro. Secondo le stime della società, nel 2018 il prezzo del petrolio potrebbe arrivare stabilmente attorno ai 60 dollari al barile. Evidenziamo infine come in virtù del miglioramento dei flussi di cassa da core business, la posizione finanziaria netta dovrebbe migliorare anche in virtù delle previste dismissioni di attività non strategiche per 7 miliardi di euro entro il 2019, come annunciate dal management.