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RSI, la guida completa dell’indicatore: applicazioni, calcolo e consigli

In questo articolo offriamo una panoramica dell’RSI, uno degli indicatori per l’analisi tecnica più utilizzati in assoluto. Lo è in virtù di una indiscutibile efficacia, che va oltre il semplice concetto di statistica e calcolo delle probabilità. RSI è anche un indicatore relativamente facile da utilizzare, a tal punto che rappresenta uno degli “strumenti del mestiere” che i principianti imparano per primi. 

Ciò non significa, ovviamente, che possa essere impiegato in maniera approssimativa, senza che dietro ci sia un periodo di studio, per quanto breve, o un periodo di pratica. L’applicazione dell’RSI segue determinate regole, che intervengono già nella fase di impostazione, che è meno scontata di quanto si possa immaginare.

Preme ricordare, inoltre, che per quanto efficace, l’RSI non può nulla se il “contesto” non è favorevole al trader. Il riferimento non è al mercato in sé, che rappresenta un’incognita a prescindere, bensì alla piattaforma e soprattutto al broker. Senza un buon broker alle spalle, l’RSI, al pari di tutti gli indicatori, non dà risultati.

Quale broker scegliere? Il panorama è abbastanza complesso ed eterogeneo, e in effetti si segnalano alcune buone alternative. Tuttavia, ci sentiamo di consigliare 24option, che è uno dei broker più famosi al mondo, è capace di disporre un ambiente di trading tra i più confortevole in assoluto. Lo si evince anche dalla pletora di servizi aggiuntivi che, lungi dall’essere secondari, migliorano l’esperienza del trader e aumentano le sue chances di guadagno. Tra questi spicca certamente 24option X Trading Central, che fornisce segnali in maniera regolare e affidabile. 

RSI: cos’è e chi l’ha inventato

Prima di esplorare le tante opportunità che l’RSI offre, e presentare un chiaro vademecum del suo utilizzo, è bene offrire qualche nota di contesto. Ovvero, parlare delle origini dell’RSI, di chi l’ha inventato e perché. Un’operazione, questa, per nulla fine a se stessa, se si considera che proprio grazia a un’analisi dei suoi obiettivi di partenza, dell’esigenza originaria, si possono comprendere il reale significato e la vera utilità di un indicatore.

Nel paragrafo che segue, dunque, dedicare spazio alla storia dell’RSI. Una storia tutto sommato lineare, a che dimostra in maniera inequivocabile che quando un indicatore è fatto bene, e getta le basi nei modelli statistici più affidabili, questo è capace di superare i limiti dettati dal tempo, e rappresentare un pilastro dell’analisi tecnica anche a distanza di quarant’anni dalla sua creazione. 

La storia dell’RSI

L’inventore dell’RSI è Welles Wilder. Se siete lettori affezionati di e-conomy.it saprete certamente di chi stiamo parlando. E’ il leggendario inventore dell’ADX, altro indicatore affidabile e a tutt’oggi ampiamente utilizzato, che dalla tutto sommato anonima posizione di ingegnere meccanico è riuscito a diventare uno dei trader più famosi e stimato al mondo. Se lo scopo dell’ADX è intercettare il trend reale con basso margine di errore, in realtà l’RSI serve a raggiungere un altro obiettivo, per quanto complementare.

L’RSI, soprattutto, nasce da una esigenza diversa, che poi ha fatto da catalizzatore per la maggior parte degli indicatori inventati successivamente. L’elemento pionieristico è evidente anche guardando all’anno di nascita dell’indicatore, se così di può chiamare: il 1978. 

L’esigenza che ha spinto Welles Wilder a creare l’RSI era dare un significato chiaro di ciò che si vedeva a schermo. Ovvero far corrispondere a un aumento o a una discesa dei prezzi, alla crescita o alla decrescita del trend, un significato reale; e di far corrispondere alle semplici candele un’analisi dettagliata di quanto stava succedendo realmente nel mercato. In un certo senso, sbirciare nel backstage degli scambi. 

A cosa serve l’RSI

Da qui alla scoperta della reale funzione dell’RSI il passo è breve, e anche semplice. Lo scopo dell’RSI è fornire indicazione sulla forza del trend attraverso l’analisi del volume degli scambi. Da questo punto di vista, l’RSI più che un indicatore, è un oscillatore. Soprattutto, è uno strumento capace di rivelare il momentum e, attraverso questo, di fornire segnali di continuazione, di inversione, di vendita e di acquisto.

L’RSI è frutto di una felice intuizione, per giunta poco contorta e corrispondente a una meccanica di mercato ben precisa. E’ anche questa caratteristica a rendere l’RSI uno strumento profondamente ancorato alla realtà, dunque capace di offrire uno spaccato realistico del mercato e, in ultimo, risultare affidabile nella maggior parte dei casi (se viene utilizzato con cognizione di causa e senza forzare tempi e modalità di interpretazione).

Il principio base dell’RSI

Come tutti gli indicatori che si rispettino, e che anzi siano in grado di esprimere una certa efficacia, l’RSI si basa su un principio cardine. Su una chiave di lettura o elemento fondante che impatta sul suo utilizzo, sulle dinamiche di lettura etc. Questo principio riguarda il volume degli scambi. L’RSI, in fin dei conti, fa questo: rileva il volume degli scambi. Certo, lo fa attraverso una stima, ovvero basandosi su quanto accaduto precedentemente nel mercato, ma si tratta di una stima tutto sommato precisa, che regge l’intero impianto teorico dell’indicatore. 

Il corollario, che alcuni scambiano per principio base ma che invece è una semplice chiave di lettura, è che quando i volumi degli scambi sono in una posizione di incompatibilità teorica con il trend visibile a schermo, è probabile una inversione in tempi brevi. Ne parleremo più approfonditamente nei prossimi paragrafi.

I pregi dell’RSI

Prima di lanciarci definitamente nelle indicazioni per leggere correttamente l’RSI, è bene esplorare per un’ultima volta la natura di questo interessante indicatore. Nello specifico, elenchiamo alcuni vantaggi che l’RSI genera, o meglio i suoi punti di forza. L’RSI, infatti…

Semplifica. L’RSI, ovviamente, non è l’unico indicatore di momentum. Esistono tanti altri strumenti capace di offrire una panoramica sui volumi e sulla forza del mercato, sia più recenti sia meno recenti. Tuttavia, l’RSI è l’indicatore che riesce a farlo nella maniera più rapida, semplice e soprattutto affidabile. 

E’ versatile. L’RSI non fa altro che porre sotto la lente di ingrandimento la situazione corrente del mercato. Dunque si adatta in maniera abbastanza fluida a tutte le strategie, a tutti gli approcci, siano essi conservativi o meno.

E’ adatto a tutti i time frame. Allo stesso modo, l’RSI si adatta a tutti gli orizzonte temporali, senza per questo perdere in affidabilità. Giocoforza, però, essendo in grado di individuare le fasi di inversione, viene ampiamente utilizzato dai day trader, ovvero coloro che agiscono sulla base temporale di un giorno, che appunto guadagnano anche e soprattutto in caso di inversione. 

Come si  legge l’RSI

Nei prossimi paragrafo offriremo indicazioni precise per trasformare l’RSI in un vero strumento di trading, ovvero per trarre dal suo utilizzo segnali di acquisto o di vendita, piuttosto che una chiara panoramica delle probabilità che un trend inverta il suo corso. Come vedrete, non sono indicazioni particolarmente complicate. In effetti, sia nella sua lettura che nel suo utilizzo, l’RSI è un indicatore semplice, asciutto. Ve ne accorgerete del calcolo che sta dietro alla sua espressione numerica, che può essere praticamento realizzato a mano (niente paura, non sarete voi a calcolare l’indicatore).

Partiremo con i concetti di ipervenduto e ipercomprato, che sono fondamentali non solo per capire la reale essenza dell’RSI ma anche per poter svolgere una corretta attività di analisi tecnica.

L’ipervenduto e l’ipercomprato

I concetti di ipervenduto e ipercomprato sono fondamentali per l’impiego dell’RSI. L’indicatore infatti produce un valore numero inserito sempre all’interno di un range che va da 0 a 100. Quando l’RSI esprime un valore inferiore a 30 (secondo alcuni inferiore a 20), l’asset versa in una situazione di ipervenduto. Quando l’RSI esprime un valore superiore a 70 (secondo alcuni superiore a 80), l’asset versa una situazione di ipercomprato.

  • Quando l’asset è in ipervenduto, vuol dire che le richieste di vendita sono numerose massicce.
  • Quando l’asset è in ipercomprato, ad essere numerose e massicce sono le richieste di ipercomprato. 

Due criteri di lettura

I criteri di lettura dell’RSI sono due. Quest non vanno intesi come se fossero auto-escludenti, anzi sono complementare. O, meglio, consentono di perseguire due scopi che si rendono a portata di mano in base a quello che il mercato offre in quel momento.

Il primo criterio consiste nell’analizzare l’RSI in maniera schietta, ovvero guardando al solo valore che esprime. Questo criterio consente di trarre “semplici” segnali di ipervenduto o ipercomprato.

Il secondo criterio consiste nell’analizzare l’RSI in una prospettiva di confronto con la linea di prezzo, ovvero rintracciato eventuali incompatibilità tra ciò che si vede a schermo e ciò che rivela l’indicatore. Questo criterio consente di individuare delle inversioni di trend imminenti, ed è per tale ragione molto apprezzato da chi pratica il Day Trading

I segnali di acquisto e di vendita

Di seguito, le situazioni in cui l’RSI lancia segnali di acquisto e quelle in cui  lancia segnala di vendita. 

L’RSI lancia segnali di vendita quando esprime un valore superiore a 70-80, ovvero suggerisce una situazione di ipercomprato. Ciò significa che il mercato è prossimo alla sua saturazione e sta preparandosi a una discesa. 

L’RSI lancia segnali di acquisto quando esprime un valore superiore a 20-30, ovvero suggerisce una situazione di ipervenduto. Ciò significa che il mercato sta “toccando il fondo” ed è quasi pronto alla risalita. 

I segnali di inversione e di continuazione

L’RSI è ottimo per individuare, con discreto anticipo, le inversioni di trend o anche solo le semplici correzioni di prezzo. Per farlo, è necessario trovare delle incompatibilità, anzi delle divergenze tra i movimenti di prezzo e il valore espresso dallo stesso RSI. 

In estrema sintesi, quando il prezzo sta aumentando ma l’RSI è in una situazione di ipercomprato, l’inversione è vicina, o almeno è probabile che ci sarà a breve. 

Di contro, quando il prezzo sta diminuendo ma l’RSI è in una situazione di ipervenduto, l’inversione potrebbe essere altrettanto vicina.

La ratio di queste corrispondenze è semplice: in entrambi i casi l’RSI segnala che il trend ha raggiunto la sua massima forza, e non può fare altro che produrre un effetto rimbalzo. 

Il calcolo dell’RSI

In realtà, il calcolo di questo indicatore tecnico è meno complicato di quanto si possa immaginare. Di certo, è meno complicato di quello che sta dietro a tanti altri indicatori, a tal punto che potrebbe essere persino fatto a mano. Ovviamente, qualsiasi sforzo in questo senso è superfluo, dal momento che è la stessa piattaforma è realizzarlo.

Ad ogni modo, questa è la formula.

RSI = 100 – [ 100 / ( 1 + RS )]

Dove RS è il rapporto tra la media delle variazioni positive e la media delle variazioni negative fatte segnare dall’asset in un numero di periodi ben definito.

In genere, si utilizzano i 14 periodi precedenti, ma c’è chi “abbonda” e arriva a 28. 

Il problema dell’RSI

L’indicatore RSI è uno strumento estremamente affidabile. Tuttavia, ha un certo margine di errore. Per ridurre tale margine è possibile forzare la mano e spostare le soglie di ipercomprato e ipervenduto. Rispettivamente, a 90 e a 10. Ora, questo metodo fornisce risultati ancora più affidabili, ma ha un problema: rende il raggiungimento degli status di ipercomprato e ipervenduto molto improbabile. E’ difficile che l’RSI, infatti, restituisca 90 e 10, o valori ancora più estremi.

Ma c’è un modo per fixare questo problema: utilizzare l’RSI insieme ad altri indicatori, a mo’ di controprova. Se entrambi gli indicatori offrono la stessa prospettiva, allora quella prospettiva è molto probabile. Gli indicatori che si sposano meglio con l’RSI sono l’ADX, inventato tra l’altro proprio da Wilder, e il MACD. In generale, funzionano tutti gli indicatori a base di medie mobili.

Il requisito per massimizzare i segnali dell’RSI: un buon broker

Come specificato a inizio articolo, l’RSI è poco efficace se non inserito in un contesto profittevole, comodo per il trader e ricco di servizi. Ovvero, se non è associato a un buon broker. Anche perché i segnali possono essere esatti, ma se il broker applica costi elevati, se offre una piattaforma lenta, se di fatto contrasta il trader, è ovvio: il trade risulterà comunque perdente

A inizio articolo abbiamo presentato 24option come una delle migliori scelte possibili. A giustificare questa scelta non c’è solo lo straordinario servizio di ricezione segnali 24option X Trading Central, ma anche alcune caratteristiche peculiari. Tra queste, un’offerta estesissima, una politica di costi accomodanti e, soprattutto, elevatissime garanzie di sicurezza. 24option è un broker plurilicenziato, lo è anche presso la Cysec, che è l’ente di regolamentazione più importante del mondo.

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Sull'autore

Giuseppe

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