Innovazione e startup

10 posti felici dove far crescere una start up

La dislocazione geografica conta molto per una start up, in relazione alla tipologia di attività svolta ma anche del bacino di aziende che sono inserite nello stesso settore. Non è un caso che alcune aree del mondo siano diventate, nel corso degli anni, delle vere e proprie incubatrici di start up, delle zone dove le aziende si sono concentrate per fiorire e per svilupparsi. È questo il caso della città di Los Angeles perché quanto riguarda le aziende tech e della Silicon Valley su tutte, ma anche dei paesi asiatici come la Cina e la Corea del Sud, che hanno auto proporsi comodi da raggiungere e ben frequentati, quindi ideali da sfruttare per generare nuove imprese. La location conta molto anche dal punto di vista umano, perché un’area dove vengono trattati certi prodotti o certi servizi può essere ben disposta dal punto di vista delle infrastrutture e dei collegamenti. Le aziende possono, infatti, comunicare fra di loro e dare vita a poli culturali che ne accrescono il prestigio e la visibilità in termini internazionali.

In questo caso si parla di ‘ecosistemi‘, perché come avviene in natura, chi desidera avviare una start up ricerca l’area geografica più favorevole per il suo sostentamento. Difficile pensare di isolarsi anche in un mondo virtualmente connesso, anche in virtù delle normative, dei bandi che vengono emessi e dei possibili investitori pubblici e privati che andranno ad affollare le arre di interesse. Questo aspetto interessa la base operativa ma anche i servizi che vi ruotano attorno, che devono essere abbondanti e favorevoli per chi desidera visitare l’azienda, con scopi di finanziamento e collaborazione o, perché no, di acquisizione. Lo scopo per molte start up è, infatti, quello di crescere fino a diventare delle grandi aziende, o di essere acquisite dai big per poter guadagnare abbondantemente, scrivendosi un futuro ricco di soddisfazioni.

Ogni anno la Sparklabs Global Ventures pubblica la top ten dei migliori ecosistemi per start up a livello internazionale. Si tratta di una classifica che merita di essere considerata da chi desidera aprire una start up, ma anche da chi non vuole recarsi in questi luoghi e ricerca ispirazione per comprendere quali sono le buone caratteristiche geografiche, fisiche e logistiche richieste alla location. Nella ricerca attuale sono stati considerati fattori decisionali quali il numero di exit, i programmi governativi rivolti alla cultura di impresa, la presenza di infrastrutture tecniche e, non da ultima, la cultura imprenditoriale diffusa in una certa area geografica. Si tratta di caratteristiche particolari ma indispensabili, che unite vanno a creare un ecosistema favorevole a chi desidera immergersi in un’area positiva e proficua per far nascere la propria azienda.

La Silicon Valley vince ancora

Non stupisce comprendere che, ai vertici della classifica stilata da Sparklabs Global Ventures si trovi la Silicon Valley, che è arrivata prima vantando ben 79 ‘unicorni’, dove gli unicorni sono le ‘ex start up che sono attualmente valutate più di un miliardo di dollari. La concentrazione di aziende che ‘ce l’hanno fatta’ ha instaurato nella Silicon Valley non solo un clima fortemente positivo per chi vuole provarci, ma offre anche tante ragioni pratiche e logistiche per eleggere quest’area. Ricca di cervelli che arrivano da tutto il mondo, buona dal punto di vista delle infrastrutture, ma soprattutto universalmente conosciuta per proporsi come il centro mondiale di incubazione delle grandi imprese del domani. Questa è la Silicon Valley, un’area che difficilmente potrà decadere e che si propone come il punto fermo per chi desidera dare vita ad un’impresa innovativa nel presente.

Location per start up: in Europa vince il grande nord

È Stoccolma la città preferita in Europa, nonché la seconda felice location per chi desidera generare una start up secondo la ricerca di Sparklabs. Del resto, la città svedese ha saputo aprire le porte all’innovazione e accogliere brand di grande prestigio quali Spotify, Skype, Klarma e King, che da start up sono tutti diventati unicorni. Stoccolma è una città vivace, che offre tanti piani governativi di aiuto e di sostegno e che promette aiuti anche dal punto di vista sociale, soprattutto alle donne imprenditrici. Non stupisce capire che questo gioiello nordico sia diventato in pochi anni la meta ideale per chi desidera fare impresa nel presente, grazie anche ad una rete precisa di infrastrutture e alla bellezza romantica del suo tessuto urbano.

Ecco arrivare Tel Aviv, città baciata dal sole e tecnologicamente avanzata. Le start up israeliane possono contare su un ambiente fresco e dinamico, su una posizione strategica e su incentivi statali di grande interesse. A seguire due città simbolo degli States, quindi New York, da sempre vista come il centro le mondo e Los Angeles, luogo di elezione per le start up tecnologiche e informatiche, che hanno contribuito a dipingere il mito dell’imprenditore hipster, che passa con nonchalance da un business di milioni di dollari ad una sessione di surf nell’oceano assieme ai delfini.

Al sesto posto della classifica si trova Pechino, che ha saputo guadagnare due posizioni rispetto allo scorso anno grazie ad una serie di investimenti fatti dal governo, che sta favorendo la nascita delle start up e richiamando molti cervelli da tutto il mondo. A seguire Seul che è retrocessa nella classifica attuale e la città statunitense di Boston. Fanalini di coda due effervescenti città europee, Londra e Berlino, che in ogni caso si propongo come culle delle start up e mete ambite per tutti gli altri paesi del Vecchio Continente, grazie alla concentrazione di aziende e alle possibilità offerte dai governi, alla buona tassazione imposta e alla abbondanza di infrastrutture che le caratterizzano. Londra e Berlino meritano di essere considerate anche per il loro valore culturale, per la freschezza del tessuto sociale e per la capacità di attirare persone da tutto il mondo, non solo imprenditori ma anche lavoratori. Chi opera in una start up che si propone di diventare un unicorno può infatti ricercare in queste due metropoli una forza lavoro eterogenea, multiculturale e dinamica, formata a elevati livelli e pronta a rivoluzionare il mondo con beni e servizi di nuova generazione.

dicembre 2, 2016

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valeria


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