Investimenti

Materie prime, come investire nei prodotti agricoli nelle prossime settimane

L’andamento delle quotazioni dei prodotti agricoli è stata condizionata da una ottima partenza d’esercizio e da un successivo significativo storno, partito a giugno e terminato ad agosto, in grado di azzerare tutta la buona performance della prima parte dell’anno. Tuttavia, da agosto in poi è partito un marginale recupero dell’indice degli agricoli, che non dovrebbe però farvi dimenticare che il comparto è ancora influenzato da elementi che generano importanti pressioni al ribasso.

Un gigante dai piedi d’argilla?

Il mercato dei prodotti agricoli, come anticipavamo nelle righe che precedono, è significativamente condizionato da alcuni elementi che vivono da tempo in condizioni di particolare debolezza: tra i tanti, si ricorda in particolar modo la forte produzione cerealicola, l’accumulo di riserve e le prospettive di prezzo per il 2017, molto fiacche. Sul comparto incombe ancora la scarsa domanda di biocarburanti, anche se il recupero di prezzo dei combustibili fossili delle ultime settimane, anche in vista della contrazione produttiva OPEC, potrebbe tornare a rinvigorire la richiesta di granaglie. Il calo dei prezzi di gasolio e benzina, ha reso però più convenienti i carburanti per i macchinari agricoli, diminuendo i costi di produzione a vantaggio dei prezzi finali per il consumatore.

Si tenga anche conto che in un simile scenario probabilmente si dovrà aggiungere un nuovo elemento di condizionamento “negativo”: il venir meno del supporto alle quotazioni dato dal deprezzamento del dollaro statunitense, che ha solo marginalmente favorito gli agricoli, visto che la Federal Reserve ha rafforzato l’ipotesi di rialzo imminente dei tassi di riferimento nella riunione FOMC del mese di dicembre, con la conseguente rivalutazione della moneta USA, già iniziata con la vittoria di Trump.

Le stime del WASDE

Tra gli ultimi dati macro economici più rilevanti per il comparto, ricordiamo come lo scorso mese sia stato pubblicato il ricco rapporto del WASDE (World Agricultural Supply and Demand Estimates) a cura del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA, United States Department of Agriculture). Secondo quanto rivela il dossier, le scorte finali di frumento sono state viste in rialzo a 249,23 milioni di tonnellate nel 2016-17 (dato inferiore alla stima di ottobre di 248,37 milioni di tonnellate, d’ora poi in Mt per brevità) da 241,03 milioni di tonnellate nel 2015-16. La produzione mondiale dovrebbe salire a 744,72 Mt (dato rivisto al ribasso dal 744,44 Mt di ottobre) da 735,48 Mt nel 2015-16. Il consumo globale dovrebbe salire a 736,52 Mt (rivisto da 735,73 Mt di ottobre) da 711,65 Mt nel 2015-16. Il rapporto scorte/consumo resterà al 33,8% nel 2016-17 dal 33,9% del 2015-16, mentre è rimasto sostanzialmente invariato rispetto alla rilevazione di
ottobre.

Per quanto concerne il mais, le scorte finali dovrebbero salire a 218,19 Mt nel 2016-17 (da 216,18 Mt stimate in ottobre) dalle 210,05 Mt registrate nel 2015-16. La produzione mondiale dovrebbe salire a 1.030,53 Mt (dalle 1.025,69 Mt previste in ottobre) dalle 959,89 Mt riferite al 2015-16. Il consumo globale potrebbe salire a 1.021,74 Mt (da 1.018,93 Mt di ottobre) da 958,89 Mt relative al 2015-16. Il rapporto scorte/consumo sale al 21,4% dal 21,8% nel 2015-16, rispetto al 21,3% rilevato a ottobre.

Passando alla soia, le scorte finali si stimano a 81,53 Mt nel 2016/17 (rispetto alle 77,36 Mt viste in ottobre) dalle 77,07 Mt del periodo 2015-16. La produzione mondiale dovrebbe crescere a 336,09 Mt (da 330,43 Mt di ottobre) da 313,20 Mt del 2015/16. Il consumo mondiale si attesta a 328,69 Mt, contro 328,75 Mt previste in ottobre e dalle 315,54 Mt del 2015-16. Il rapporto scorte/consumo si attesta a 24,8% dal 24,4% della scorsa annata e rispetto al 23,5% previsto lo scorso ottobre.

Le stime della FAO

Nelle ultime settimane un altro dossier ha contribuito ad incrementare il novero di basi valutative nel comparto dei prodotti agricoli. Stando all’indice dei prezzi alimentari della FAO, un paniere ponderato su base commerciale che misura i prezzi di cinque principali commodity alimentari a livello mondiale, nel mese di ottobre il valore medio sarebbe stato pari a 172,6 punti, salendo dello 0,7% rispetto al mese precedente e del 9,1% a/a, con l’indice dei cereali di base in aumento per la prima volta in tre mesi. L’incremento registrato nel mese di ottobre è stato trainato principalmente dall’impennata dei prezzi dello zucchero e dei prodotti lattiero-caseari.

Di fatti, sottolineava un dossier Intesa, l’Indice FAO dei prezzi dello zucchero è salito del 3,4% dopo le attese di possibili contrazioni della produzione nella regione centro-meridionale del Brasile e nello stato del Maharashtra in India. L’Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è salito rispetto a settembre del 3,9%, guidato dall’aumento dei prezzi del formaggio e, in particolare, del burro, a seguito della sostenuta domanda interna nell’Unione Europea. Di contro, l’Indice FAO dei prezzi degli oli è diminuito del 2,4% rispetto al mese di settembre, in gran parte a causa del calo delle quotazioni dell’olio di palma come conseguenza della mancata domanda a livello globale. L’Indice FAO dei prezzi della carne è sceso dell’1,0% m/m ad ottobre, in gran parte a causa della domanda debole di carni suine europee da parte degli importatori cinesi.

Previsioni positive, ma non troppo

Anche sulla base di quanto sopra, è oggi possibile effettuare una valutazione moderatamente positiva nel brevissimo termine per quanto concerne l’andamento dei prodotti agricoli. Tuttavia, è necessario avviare una politica più cauta nei confronti di questo comparto, i cui fondamentali non sono troppo forti e, soprattutto, manifestano una condizione di aleatorietà futura.

Per quanto concerne le quotazioni degli indici complessivi, molto potrebbe dipendere dalle granaglie (mais e frumento), che hanno basi più solide per una maggior ripresa delle quotazioni. Il consolidarsi della risalita dei prezzi dell’energia, in vista dell’auspicato taglio produttivo dell’OPEC, nel meeting del 30 novembre a Vienna, con relativo rialzo dei prezzi del greggio, potrebbe inoltre stimolare la domanda di granaglie per biocombustibili. Fattori di influenza al ribasso potrebbero infine essere il rallentamento dell’economia della Cina e il forte accumulo di riserve cerealicole.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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