G20, banche e petrolio, un resoconto della giornata
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G20, banche e petrolio, un resoconto della giornata

Nel giorno del tanto atteso G20 tra i più industrializzati Paesi del mondo, i listini europei si sono mossi nella sessione di inizio settimana in lieve rialzo, anche se hanno purtroppo ridotto i guadagni a metà seduta. I mercati americani sono invece chiusi per il Labor Day, mentre in Europa fanno eccezione Atene e Londra, che hanno mostrato un leggero calo rispettivamente a -0,15% e -0,25%. Ottima sessione poi per Piazza Affari, dove il Ftse Mib è arrivato a guadagnare un soddisfacente 0,8%, confermandosi maglia rosa tra le borse del Vecchio Continente, ma appunto accusando un brusco calo a metà seduta ripiegando infine su un timido +0,3%.

Ancora una volta a tenere banco a Milano sono state le banche e i petroliferi. Per quanto riguarda il comparto bancario, Banco Popolare fa da capofila con un esaltante +4,64% a 2,394 euro, seguita da Banca Popolare di Milano a +2,54% a 0,4036 euro. Rimane invece vicina alla parità Unicredit, a +0,09% a 2,356 euro, in attesa delle decisioni del numero uno Jean Pierre Mustier sulle dismissioni: le recenti indiscrezioni infatti vogliono i fondi di private equity interessati all’acquisto di Pioneer, la multinazionale giapponese di proprietà del gruppo Unicredit, e anche la banca polacca Pekao pare ormai indirizzata verso il gruppo assicurativo Pzu. Nel lusso bene Moncler a +1,00% a 15,2 euro, mentre fuori dal paniere Ftse Mib sale a +0,29% a 52,35 euro Brembo, dopo le dichiarazioni del patron Alberto Bombassei che ha confermato di essere effettivamente interessato ad alcune attività di Magneti Marelli, nel caso in cui il gruppo Fiat Chrysler Automobiles optasse per una cessione.

Per quanto riguarda invece il mercato valutario fa qualche passo indietro il biglietto verde nei confronti delle altre principali valute
, risentendo principalmente dei deludenti dati forniti dal governo statunitense circa la creazione dei posti di lavoro di agosto, e che certamente influenzeranno le tempistiche e le stesse scelte che la Federal Reserve prenderà nei prossimi mesi. La coppia EUR/USD si conferma a 1,1175, non lontano comunque dal 1,1156 di venerdì scorso. Il dollaro perde poi terreno anche nei confronti dello yen: un biglietto verde viene scambiato infatti a 103,49 yen. EUR/JPY si attesta invece a 115,66 contro i 106,02 di venerdì. Il Giappone sta affrontando una crisi di proporzioni potenzialmente enormi, e lo stesso governatore della Bank of Japan Haruiko Kuroda, tenendo un seminario a Tokyo, non ha nascosto gli svantaggi di una politica monetaria a tassi negativi, ma a fronte dei fatti ha comunque escluso passi indietro sulle misure di stimolo attualmente in uso.

In lieve calo invece l’indice finale delle Attività Terziarie nell’Eurozona elaborato da Markit, che è sceso a 52,8 ad agosto dal 52,9 di luglio. Lo stesso indice nel Belpaese ha però dimostrato un progresso positivo, attestandosi su 52,3 dimostrando un lieve rialzo rispetto al 52 di luglio. Si tratta inoltre del terzo incremento consecutivo mensile, ed è stato registrato il più forte tasso di crescita da febbraio. Si è allargato poi a inizio sessione a quota 123 punti base il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano e il pari scadenza tedesco, e ora viaggia comunque stabile in area 122. Tuttavia il rendimento dei Btp rimane fermo all’1,18%, la stessa percentuale della sessione di chiusura della scorsa settimana.

Infine tra le commodities brusca frenata del greggio dopo l’annuncio dell’accordo tra Russia e Arabia Saudita per la stabilità del mercato petrolifero, anche se non sono stati stabiliti eventuali impegni sul congelamento dell’output. Le due potenze hanno stretto un accordo per istituire una task force al fine di analizzare e correggere i fondamentali del mercato del greggio, raccomandando azioni e manovre per assicurare la solidità del mercato, dopo gli ultimi mesi estremamente altalenanti. Al momento la consegna di ottobre del Brent, che aveva abbondantemente superato i 49 dollari al barile, segna +2,6% a 48,05 dollari al barile, e la stessa scadenza del Wti registra un +2,6% a 45,58 dollari al barile.

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settembre 5, 2016

About Author

Gennaro Parisi Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.


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