Mercati

Deutsche Bank prevede un’estate al 5% di ribasso per l’azionario

Sono in molti a chiedersi dove sia diretto il mercato azionario per quest’estate. Nessuno è al corrente di dove il mercato andrà in futuro, altrimenti non ci sarebbe bisogno di analizzare più di tanto i mercati, ma di investire affidandosi alla “sfera magica”. Tuttavia l’analista di Deutsche Bank David Bianco è abbastanza sicuro che l’indice “principe” della borsa, l’S&P500 sia diretto verso il basso durante i prossimi mesi.

Secondo David Bianco, il prossimo grande movimento del 5% sarà molto probabilmente ribassista invece che rialzista.

Il Rally secondo Deutsche Bank, sembra quindi attualmente giustificato, ma adesso siamo arrivati ai limiti sul breve termine e la tipica ansia estiva sul fatto che il Congresso possa effettuare delle decisioni reali e pragmatiche.

Gli analisti della Deutsche Bank hanno affermato di essere in fase di taglio sulle azioni. “In accordo ai cambiamenti sull’S&P500, abbiamo deciso di abbassare l’allocazione dal 70 al 60%.”

Deutsche Bank ha inoltre specificato quattro fattori che stanno contribuendo a far attendere un ribasso più che un rialzo:

  •  Valutazione – “Non siamo preoccupati delle valutazioni attuali di S & P, ma non pensiamo che sia un punto di ingresso idoneo”.
  •  Stagionalità – “L’S & P raggiunge spesso un livello elevato in primavera, ma in estate subisce fasi di consolidamento”.
  •  Sentiment – “Il nostro indicatore di emozioni sul mercato (PE / indice di volatilità – VIX VIX, + 12,99%) è stato in territorio “mania” per quasi tutto il tempo.”
  • Inganni di decelerazione – “Vi ricordate tutte quelle parole sull’accelerazione e la riflessione? … Ora le chiacchiere sono bloccate sul PIL del 2% o meno, e sul <2% di inflazione.

Crollo del NASDAQ

A confermare le teorie di Deutsche Bank c’è anche la grande difficoltà del settore tecnologico USA, sottolineato dall’andamento del NASDAQ. Venerdì c’è infatti stato il peggior crollo nell’ultimo anno, con Goldman Sachs che ha lanciato una nuova allerta per una possibile bolla nel settore tecnologico.

Durante la scorsa sessione di venerdì, il Nasdaq è crollato improvvisamente, con vendite che hanno colpito tutti i titoli tecnologici USA. L’indice “Tech” ha avuto la sua peggior seduta di sempre dal marzo scorso, perdendo circa l’1,8% e segnando quindi un crollo sostanziale senza precedenti da circa 365 giorni.

La nota di Goldman Sachs ha pesato su tutta la questione, in quanto ha avvertito che grandi aziende con azioni catalogate come FAANG (termine coniato da Jim Cramer di CNBC per indicare i titoli Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google) potrebbero essere salite troppo negli ultimi tempi e quindi aver aumentato il rischio di una possibile bolla speculativa.

Il crollo del NASDAQ quindi ha portato molta incertezza sull’andamento rialzista dei mercati USA. Gli investitori devono quindi temere lo scoppio di una bolla oppure è tutto nella norma.

Il rischio Bolla è reale oppure non c’è da fidarsi di Goldman Sachs?

I trader che “prendono con le pinze” le analisi di grandi banche d’investimento sono molti, a causa del fatto che spesso i grandi analisti tendono a voler “rimescolare le carte in gioco” confondendo i mercati finanziari.

Tuttavia è reale il fatto che il grande rialzo del settore tecnologico abbia portato non pochi scetticismi.

Questo è l’andamento del settore azionario durante la sessione chiave del 9 giugno:

Secondo Goldman Sachs, questi titoli hanno contribuito nel tempo al movimento rialzista dei principali listini americani a seguito della vittoria di Donald Trump e dei suoi primi mesi di presidenza.

Goldman Sachs ha affermato che questi titoli, hanno visto un aumento di capitalizzazione nel 2017 di 600 miliardi di dollari, che sarebbe pari al PIL di Hong Kong e Sudafrica.

Goldman ha inoltre affermato che nonostante questi titoli siano il 13% del valore di S&P500, hanno contribuito alla sua crescita per oltre il 40%.

Questo significa che l’esposizione sopra la media su queste azioni, potrebbe essere un problema sul lungo termine, a maggior ragione se gli investitori inizieranno ad essere attratti dalla volatilità bassa e dagli ottimi rendimenti.

Secondo un’altro rapporto di Bank of America, i fondi d’investimento più grandi hanno aumentato in larga scala la loro esposizione sui titoli tecnologici in una modalità mai vista prima d’ora, in maniera ben più superiore rispetto ai livelli pre bolla dotcom nel 2000, che come ben sappiamo corrisponde al peggior crollo dei titoli tecnologici di sempre.

Non sappiamo tuttavia se siamo nel bel mezzo di una bolla come nel 2000, e in casi come questi il crollo potrebbe arrivare anche a causa della presa di profitto di molti investitori “impauriti” che sono long da tempo su questi mercati considerati “sicuri”. Quello che è successo venerdì sui mercati finanziari è sicuramente un campanello d’allarme e non può essere preso sottogamba.

Importante quindi iniziare a diminuire la propria esposizione nei confronti dei mercati segnalati.

Sull'autore

Giuseppe Motta

Appassionato di finanza, economia, trading. Giornalista pubblicista dal 2001.

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