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Lo Schema Ponzi delle Banche Venete

Lo scandalo delle Banche Venete, sono state scaturite da prestiti facili e da vigilanti che puntualmente hanno fatto finta di nulla.

A metà degli anni 90, Vincenzo Consoli e Luigi Zonin salivano al vertice rispettivamente della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Tutti e due vennero rimossi dai propri incarichi nel 2015.

A causa dell’amministrazione di queste persone, le Banche sono state travolte da un effetto domino causato particolarmente prestiti concessi, senza valutazioni chiare e obiettive. Questi prestiti si sono poi trasformati in sofferenze, in debiti che hanno cancellato il patrimonio che queste banche avevano.

Il capitale delle Banche, veniva spesso “gonfiato” appositamente, in quanto venivano emesse azioni che poi venivano sottoscritte dai correntisti, anch’essi finanziati dalla stessa banca. Un circolo vizioso destinato ad implodere.

Poco prima del crollo, le azioni valevano circa 62 e 39 euro rispettivamente, dopo il crollo le azioni hanno toccato qualche centesimo per azioni, portando sul lastrico i 200 mila azionisti delle due banche.

Si tratta di un potere che è riuscito a radicarsi a lungo dentro il marciume della finanzia italiana, in quanto queste due banche continuavano a dare soldi a tutte quelle persone in grado di aiutarli acquistando le azioni.

Stiamo parlando di colossi come il gruppo Boscolo, Alitalia, Lotto Sport nonostante questi colossi avessero avuto delle situazioni finanziarie non estremamente salutari.

Lo Schema Ponzi di Zonin & Co

Si può parlare effettivamente di uno schema ponzi bello e buono, dove venivano vendute delle azioni a chi chiedeva un prestito, per ricapitalizzare quindi gli istituti attraverso questo schema insostenibile.

Tuttavia questo schema è stato per moltissimo tempo fuori controllo da parte delle autorità come la CONSOB.

Le due banche hanno nel tempo accumulato un totale del 37% di crediti deteriorati, una cifre a che è destinata a rimanere nella storia come uno dei record negativi peggiori di sempre.

Circa la metà di questi crediti sarebbe stata costituita essenzialmente da tutte quelle persone che avevano sottoscritto le azioni e che adesso valgono carta straccia.

Nel triennio 2008-11, i prestiti sono aumentati esponenzialmente, toccando il 64% per Veneto Banca e 35% per Popolare di Vicenza. Lo schema, che durava da svariati anni, è stato scoperto dalla Banca Centrale Europea, che ha poi suggerito alla Banca d’Italia di intervenire.

Maggiore il credito e maggiore anche la capitalizzazione che poteva essere manipolata.

L’Ex Presidente della Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, è stato indagato per ostacolo alla vigilanza e per aggiotaggio. La banca è stata posta in liquidazione ed il crack sarà pagato dai contribuenti, così come azionisti e obbligazionisti.

L’imprenditore vinicolo, diventato poi banchiere, è adesso nullatenente, in quanto ha ceduto ai suoi figli le azioni di Zonin 1821 e della sua azienda immobiliare. Nel mese di Dicembre, ha fatto causa alla banca sostenendo che la responsabilità risiede nella mala gestione, che ha mandato in fumo i risparmi degli oltre 119 mila soci.

Vincenzo Consoli, l’ex AD di Veneto Banca è stato invece rinviato a giudizio per le presunte irregolarità durante la gestione dell’istituto di credito tra il 2012 e 2014.

Sull'autore

Andrea Motta

Appassionato di finanza, economia, trading. Giornalista pubblicista dal 2001.

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