Petrolio, OPEC pronta a conquistare un ruolo centrale
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Petrolio, OPEC pronta a conquistare un ruolo centrale

Come era ampiamente auspicato da molti analisti, dopo diversi anni di latitanza e di scarsa incisività, l’OPEC sta finalmente ritrovando il proprio ruolo centrale nella stabilizzazione dei mercati del greggio a livello mondiale: la scorsa settimana, infatti, il cartello ha annunciato il suo primo taglio dei livelli produttivi negli ultimi 8 anni, andando a ridurre l’offerta cumulativa dei sei mesi fra gennaio 2017 e giugno 2017 di 1,2 milioni di barili al giorno, verso un obiettivo 32,5 milioni di barili giornalieri, come prospettato dai 14 stati membri fin dalla riunione di Algeri, che ha preceduto quella “ufficiale” di Vienna. Per poter dare maggiore forza agli accordi, è stata altresì istituita una commissione ministeriale di sorveglianza formata da Kuwait, Venezuela ed Algeria, con lo scopo specifico di monitorare l’attuazione degli accordi.

Quanto produce l’OPEC?

Stando agli ultimi dati aggiornati alla fine del mese di ottobre, la produzione OPEC era stimata in 33,6 milioni di barili al giorno (fonti secondarie), forse da rivedere al rialzo a 34,6 milioni di barili al giorno (sulla base della comunicazione diretta da parte degli Stati membri).

Quanto produrrà nel futuro?

Per comprendere quanto andrà a produrre l’OPEC in futuro, è bene iniziare a ricordare che l’intesa è particolarmente complessa, e che non è stato semplice cercare di compiere un passo in avanti nei confronti di tutti i membri. In maniera più specifica, sulla base degli accordi raggiunti all’Iran è stato chiesto di limitare la propria produzione a 3,8 milioni di barili al giorno, con un aumento di 0,1 mb/g rispetto ai livelli di ottobre secondo le stime ufficiali OPEC, ma ad un piccolo calo rispetto ai dati di produzione comunicati direttamente. L’Indonesia ha chiesto di sospendere la sua appartenenza a causa della sua posizione di importatore netto, e non ridurrà la propria produzione. Libia e Nigeria sono stati esentati a causa di vincoli significativi alla produzione nazionale. Il ministro nigeriano del petrolio ha detto che il paese potrebbe aggiungere circa 0,2 mb/g di nuova offerta nei prossimi sei mesi, mentre la sua produzione di greggio corrente sarebbe di circa 1,6 mb/g e l’approvvigionamento di condensati sarebbe di circa 0,3 mb/g. Perciò l’offerta totale della Nigeria potrebbe aumentare fino a 2,2 mb/g nel primo semestre 2017, se gli attacchi alle infrastrutture petrolifere nel Delta del Niger saranno fermati.

Complessivamente, e agendo per parziali compensazioni, l’OPEC dovrebbe arrivare a un obiettivo di 32,5 milioni di barili al giorno, ovvero tra 1,1 e 2,1 milioni di barili giornalieri in meno rispetto ai livelli di fine ottobre.

E l’area non OPEC?

Dopo la riunione OPEC, anche i Paesi non-OPEC hanno parzialmente chiarito la propria posizione. Finora, il totale dei tagli previsti o annunciati sarebbe pari a circa 0,591 mb/g. Il ministro dell’energia russo ha confermato che il paese taglierà di 0,3 mb/g rispetto al livello attuale di 11,2 mb/g, e le aziende ridurranno la propria produzione proporzionalmente. L’Oman si era già impegnato a rispondere a qualsiasi taglio OPEC e ci si può aspettare una riduzione di 0,045 mb/g della sua produzione. Altri 0,246 mb/g corrispondono alla riduzione già pianificata in Messico (a causa di cali naturali) e in Azerbaigian. Brasile e Norvegia hanno annunciato che non prevedono di tagliare, mentre non è chiaro se il Kazakistan ridurrà la sua produzione.

Ma l’accordo OPEC serve veramente a qualcosa?

L’accordo OPEC è sicuramente migliorativo dei fondamentali di mercato e, ammesso che venga correttamente attuato, contribuirà a accelerare la strada di un riequilibrio, fino ad arrivare in una condizione di deficit di mercato globale nella seconda parte del prossimo anno. Secondo gli analisti, un simile accordo potrebbe favorire il calo della volatilità dei prezzi e spingere gli investimenti a medio-lungo termine. Ma non solo. Sul fronte politico, una simile intesa ridona la giusta credibilità al cartello dei produttori e l’eventuale successo del tentativo di rafforzare la cooperazione con i membri non-OPEC potrebbe riflettersi positivamente sulle quotazioni.

Difficile comunque stimare quale sarà il corso assunto dalle quotazioni. È possibile che il Brent possa oscillare fra i 50 e i 55 dollari medi nel 2017, con un maggiore potenziale di rialzo nel secondo semestre, e che il differenziale con il WTI vada gradualmente a esaurirsi con il passare dei mesi.

dicembre 7, 2016

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roberto


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