Mercati

Tra timori e record, un bilancio di Ferragosto

Nonostante i numerosi timori degli ultimi mesi, legati principalmente al referendum del Regno Unito e agli esiti degli stress test condotti dall’Eba, a ferragosto lo scenario internazionale appare decisamente migliore di quanto era lecito aspettarsi. Le borse europee sono infatti tornate ai livelli pre Brexit, e Wall Street è in questi giorni ai massimi storici, dopo aver inanellato tre record in una sola sessione. Inoltre gli acquisti sui titoli di Stato periferici dell’Eurozona continuano a mettere pressione sui rendimenti, e conclude il quadro una volatilità estremamente contenuta, tanto che gli analisti di Morgan Stanley – nel commentare i livelli minimi toccati dal Vix, il cosiddetto “indice della paura”, finito sotto i 12 punti – definiscono come molto inusuale l’ottimismo circolante sulle piazze finanziarie, specialmente contando che non mancano i fattori di incertezza.

In ogni caso per ora il tanto temuto impatto sull’economia inglese in seguito all’uscita dall’Unione Europea è stato minore del previsto, e anzi pare già che i listini si siano lasciato alle spalle il referendum: l’indice Eurostoxx50 è infatti risalito del 2,5%, cioè ai livelli antecedenti alla Brexit, mentre il Dj Stoxx del settore bancario ha registrato un netto +3%. Piazza Affari ha recuperato oltre il 2%, tornando a quota 17.000 punti e potendo finalmente tirare un sospiro sulla spinosa situazione degli istituti di credito italiani. L’indice dei bancari è infatti arrivato a guadagnare il 4%, sostenuto dai confortanti conti di qualche gruppo, in primis Mediobanca, e da posizioni più favorevoli dei broker sugli istituti italiani. Si conferma invece la più brillante Francoforte, tornata ai massimi annuali con il Dax30 sopra la soglia dei 10700 punti.

Abbandonando la consueta correlazione negativa tra azioni e obbligazioni, i titoli di Stato sono stati anch’essi cercati sia per l’abbondanza di collocamenti avvenuti sia per la ricerca di maggiori rendimenti nell’Europa del Sud: il Btp decennale ha infatti chiuso la settimana al minimo storico a 1,05%. Un trend che per qualche sessione è riuscito ad aumentare i rendimenti del Bund, poi tornato a -0,1%, e in parte anche dei titoli di Stato americani, dove facilmente entro fine 2016 verranno aumentati i tassi di interesse. Tuttavia i deludenti dati sulle vendite al dettaglio negli USA hanno presto riportato lo yield sotto l’1,5%.

Wall Street rimane comunque al vertice, reduce da una settimana letteralmente olimpica grazie al triplo record degli indici ottenuto nella sessione dello scorso giovedì. A sostenere i mercati statunitensi sono stati gli energetici, i tecnologici e le società di beni di largo consumo. Dow Jones dopo aver raggiunto giovedì il suo apice a 18.613,52 punti, ha chiuso la settimana relativamente invariato, così come anche il Nasdaq non si è discostato dalla soglia record dei 5.228,40 punti. L’S&P 500 ha invece terminato la settimana sostanzialmente nella stessa situazione di partenza, dopo il comunque significativo picco raggiunto giovedì di 2.185,79 punti.

Rimangono frizzanti anche gli energetici, che si prospettano sempre più solidi dopo il recupero (e l’eventuale stabilizzazione) dei prezzi del greggio vista nelle ultime settimane. Chevron, la seconda compagnia petrolifera americana, ha guadagnato oltre l’1%, mentre il segmento retail si è mosso sull’onda degli ottimi bilanci di grandi catene di distribuzione quali Macy’s e Kohl’s. L’hi-tech continua a essere sostenuto dalla maggior propensione al rischio degli investitori, e nonostante le pressioni sulla capolista cap Apple il mercato rimane movimentato, registrando ottime cifre: Amazon ha aggiunto un +0,8% in settimana, mentre Alphabet, Facebook e Microsoft hanno difeso i loro recenti guadagni. Questi soli titoli insieme hanno portato sul Nasdaq oltre 400 miliardi di dollari in capitalizzazione nell’ultima settimana. Oltre questi numeri contribuiscono a rendere solido lo scenario anche gli incoraggianti dati macroeconomici americani, che hanno visto una diminuzione delle richieste di sussidi settimanali di disoccupazione, pur se qualche timore rimane circa le vendite al dettaglio e i prezzi alla produzione di luglio.

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Sull'autore

Gennaro Parisi

Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.

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