Oppressione fiscale

Versamenti su Conto Corrente: arrivano i controlli del Fisco

Ormai sembra non ci sia davvero più tregua per i risparmiatori: i controlli sono in costante aumento, e oggi sembra sia ormai necessario dover giustificare praticamente tutto. Adesso infatti per la cassazione tutte le somme versate sul conto dovranno essere oggetto di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate e dovranno essere necessariamente giustificate.

Vediamo dunque con più attenzione questa nuova direttiva, che cos’è e come funziona nel dettaglio.

Accertamenti Fiscali

Gli accertamenti fiscali del denaro che viene versato all’interno del proprio conto sono legittimi. Secondo quanto stabilito dalla Cassazione, tutte le somme versate all’interno del proprio conto possono essere oggetto di un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate e devono essere necessariamente giustificate. Secondo la sentenza della Corte Suprema durante lo scorso 8 agosto, se tutte le somme depositate non possiedono una giustificazione verranno considerati denaro in nero.

Tutti potranno essere controllati

Si tratta di un provvedimento che non prevede soltanto i liberi professionisti, ma qualsiasi contribuente dunque anche i lavoratori dipendenti. Invece è il discorso per quanto concerne i prelievi che vengono fatti tramite il conto, che non possono quindi giustificare una presunta evasione.

Basta un solo versamento per far scattare i controlli

Si tratta quindi di una nuova arma pericolosissima nelle mani del fisco, che tramite questa sentenza da parte della cassazione può vantare su una libertà assolutamente aumentata e che adesso mette moltissima paura ai consumatori.

Un passo falso del Fisco?

Questo sembra essere un vero e proprio passo falso da parte del fisco, che invita sempre più persona a bypassare le banche utilizzando i contanti oppure addirittura le criptovalute.

Ricordiamo inoltre che l’accertamento fiscale è disciplinato dal decreto del presidente della Repubblica 600 del 1973. Per la precisione, l’articolo 32 consente all’Agenzia delle Entrate di chiedere informazioni delle movimentazioni sul conto bancario di qualsiasi contribuente. L’articolo 32 è stato recentemente modificato con il decreto fiscale del 2016.

Cosa rischiano i contribuenti

Come abbiamo affermato: tutte le somme versate che non hanno una provenienza chiara e non sono giustificati vengono considerati redditi in nero.

Cercare quindi di giustificare dove provengono i soldi che vengono depositati in banca è assolutamente necessario, altrimenti si rischia un accertamento fiscale.

Il fisco in questo caso quindi non soltanto controllerà i bonifici che vengono ricevuti da altre persone, ma anche tutti quei versamenti all’interno del conto che non sono stati giustificati e sono stati giustificati dal correntista.

Secondo la Corte di Cassazione quindi, sia i lavoratori dipendenti che chi ha un’impresa oppure è un libero professionista, deve spiegare all’Agenzia delle Entrate, letteralmente “come ha preso i soldi” versati sul conto nel caso non ci sia prova oppure traccia all’interno della dichiarazione dei redditi.

Esempio

Ipotizziamo che una persona riceva da un’altra 1000 euro in contanti e poi depositi questi soldi all’interno del proprio conto corrente. In questo caso si tratta dell’affitto di due mesi ricevuto per una casa vacanza.

Dopo qualche anno, l’Agenzia delle Entrate si accorge di questa movimentazione e si chiede quindi quale sia l’origine di questi soldi.

L’affittuario si mette d’accordo con l’ex cliente e afferma che si tratta in realtà della restituzione di un prestito passato. L’Agenzia delle Entrate tuttavia non gli crede, ed è convinta che sia in realtà un versamento in nero. Chi dei due ha ragione quindi?

L’Agenzia delle Entrate può quindi notificare l’accertamento fiscale in base al fatto che è presente un versamento sul conto che non è giustificato a tutti gli effetti, in quanto non è possibile provare al 100% la provenienza dei fondi.

Anche i versamenti fatti dal proprietario del conto sono estremamente a rischio: l’Agenzia delle Entrate può richiedere, a distanza di diversi anni, la provenienza di queste somme. Se il cliente invece non lo ricorda più, potrebbe scattare un accertamento fiscale.

È necessaria la massima attenzione, in quanto le indagini finanziarie possono scattare nei confronti di tutte le persone fisiche, sia i liberi professionisti e altre tipologie di lavoratori autonomi.

Sull'autore

Andrea Motta

Appassionato di finanza, economia, trading. Giornalista pubblicista dal 2001.

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