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Cosa è l’Opec e cosa deciderà sul futuro del petrolio

Mentre manca ancora un mese alla prossima riunione Opec, non sono pochi gli analisti che cercano di anticipare i tempi e domandarsi quali decisioni verranno assunte nel prossimo futuro per poter orientare le quotazioni del greggio. Ma cosa è l’Opec? E perchè le sue scelte sono così importanti per lo sviluppo del greggio? Cerchiamo di fare un pò di chiarezza sul tema, e svelare tutto ciò che dovreste sapere su petroliferi & co.

Opec: cosa è?

L’Opec, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, è un’organizzazione fondata nel 1960 e in grado di ricomprendere dodici tra le principali nazioni produttrici di greggio. L’obiettivo è chiaro: realizzare un cartello economico in grado di poter negoziare con maggiore forza le condizioni relative alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni, nei confronti delle compagnie petrolifere e di altri operatori. Ad oggi l’Opec controlla quasi l’80% delle riserve mondiali di petrolio, il 40% della produzione e il 50% delle esportazioni.

Opec: cosa fa?

Le decisioni dell’Opec hanno una grande importanza nei confronti dell’equilibrio mondiale del settore, riuscendo a influenzare come nessun’altra organizzazione o Paese i livelli di produzione petrolifera, e gestire pertanto, di conseguenza, i prezzi del greggio. Le sue decisioni hanno dunque una significativa influenza sui prezzi internazionali di greggio: sia sufficiente ricordare il contestato periodo della crisi energetica del 1973, con l’Opec che si rifiutò di inviare petrolio verso le nazioni occidentali che avevano sostenuto Israele nella guerra contro Egitto e Siria. Ne derivò un’impennata dei prezzi del greggio di circa il 70%.

Membri Opec

Attualmente fanno parte dell’Opec 12 Paesi, suddivisi in 4 nazioni africane (Algeria, Angola, Libia e Nigeria), 6 nazioni mediorentali (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Qatar) e 2 nazioni sudamericane (Ecuador, Venezuela). Il principale produttore è comunque l’Arabia Saduta, in grado di garantire circa 12,5 milioni di barili al giorno, più del doppio rispetto al secondo produttore per importanza, l’Iran, che oggi sta rapidamente tornando ai livelli pre-sanzioni. Kuwait produce circa 4,5 milioni di barili al giorno, mentre la quota dell’Iraq è intorno a 3,2 milioni di barili. Algeria, Angola, Emirati Arabi Uniti, Libia, Nigeria, Qatar e Venezuela producono tra 1 e 3 milioni di barili al giorno, mentre minoritaria è la quota dell’Ecuador, per circa 500 mila barili giornalieri.

Facevano parte dell’Organizzazione il Gabon e l’Indonesia, ora ex membri.

Produttori non Opec

Anche se l’Opec è il principale cartello economico per la produzione e il “condizionamento” del petrolio, è bene ricordare che, prese singolarmente, le sue nazioni non sono comunque in grado di raggiungere la quota produttiva del leader mondiale, la Russia, con i suoi 9,6 milioni di barili al giorno.

Più dettagliatamente, nell’elenco delle 10 principali nazioni produttrice di petrolio, sono sei quelle che fanno parte dell’Opec. Le altre 4, oltre alla Russia, sono gli Stati Uniti (5,3 milioni di barili al giorno), la Cina (3,8 milioni di barili al giorno) e il Messico (2,6 milioni di barili al giorno).

Previsioni petrolio

A questo punto, giova anche compiere un piccolo passo in avanti e cercare di comprendere che cosa potrebbe accadere alle quotazioni del greggio nel corso del prossimo futuro. In realtà, sono pochi gli analisti che ritengono che il prezzo del petrolio potrà crescere senza indugio nei prossimi mesi. E a dimostrazione di ciò, sia sufficiente dare uno sguardo alle prospettive formulate dagli osservatori di Goldman Sachs o da quelli di Morgan Stanley secondo cui la ripresa dei prezzi del petrolio – se vi sarà – sarà molto fragile, e comunque poche novità di rilievo arriveranno in sede Opec, nella prossima riunione (per quanto, per certi versi, informale) prevista in Algeria.

Morgan Stanley afferma in merito che il mercato propone un eccesso di offerta più che evidente, e che pertanto il rialzo del greggio riscontrato negli ultimi mesi non si regge su un miglioramento effettivo dei fondamentali, ma solamente dalla formulazione di una serie di voci che “stimavano” come imminente l’accordo tra la Russia e l’Opec. In realtà, è molto difficile che una simile intesa possa essere raggiunta nel breve termine: la produzione saudita sta continuando ad aumentare, manifestando evidenti spaccature in seno all’organizzazione (dove, peraltro, c’è un netto muro contro muro con l’Iran, desiderosa di tornare al più presto sui massimi livelli di produzione, dopo la sospensione delle sanzioni che ne avevano condizionato l’export) e al di fuori (altrettanto chiara è la contrapposizione tra i sauditi e i produttori statunitensi di scisto).

Dalle righe che precedono, sembra che molto possa dunque dipendere dalla posizione dell’Iran, con Teheran che – voci di corridoio affermano – ha fatto informalmente sapere di essere disponibile a un accordo, una volta che veranno raggiunti i livelli di produzione precedenti alle sanzioni internazionali (forse, quindi, tra un mese o due). Meglio, però, non credere a queste affermazioni: la speculazione sul settore si basa anche, e spesso soprattutto, sulle indiscrezioni e sui rumors…

agosto 27, 2016

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roberto


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