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Stati Uniti, tra difficoltà repubblicane e nuovi dati macro in uscita

Come abbiamo avuto modo di commentare brevemente negli ultimi tempi, il Presidente Trump e la leadership repubblicana sono andati incontro a una severa sconfitta politica sulla sanità: il tentativo di abbattere l’Obamacare si è tramutato in un flop talmente evidente che non potrà che avere delle implicazioni negative per il futuro dell’azione di governo di Donald Trump.

Nessuna riforma sanitaria in agenda

L’opposizione coesa di un ampio gruppo di repubblicani conservatori alla Camera ha provocato il ritiro della proposta di legge sulla sanità poco prima che si andasse al voto. Una situazione che ha avuto l’effetto di evidenziare in maniera palese la difficoltà di compattare il partito su un compromesso rapido, nonostante l’intervento del Presidente in prima persona. E, di conseguenza, l’evidenza di una serie di dubbi sul futuro dell’amministrazione: riuscirà Trump a conquistarsi il consenso su temi ancora più complessi e delicati?

Come se non bastasse, l’abrogazione di Obamacare avrebbe ridotto le imposte di circa 900 miliardi di dollari in 10 anni: a questo punto, la riforma tributaria o sarà più modesta o dovrà trovare altre forme di finanziamento. Per il momento la leadership repubblicana e Trump hanno dichiarato in maniera esplicita che la sanità esce dall’agenda legislativa, ma riteniamo difficile che non vi possa essere un ritorno del tema nei prossimi mesi, magari su piattaforme più soft e con il tentativo di coinvolgere anche una parte democratica.

I prossimi passi di Trump in un campo minato

Abbandonato il progetto di revisione della sanità, Trump è atteso da una serie di step non meno complicati. Il primo sarà rappresentato dalla necessità di metter mano alla legge di finanziamento della spesa discrezionale, in scadenza attuale il 28 aprile. Successivamente sarà la volta del sistema tributario, del limite del debito (raggiunto il 15 marzo e da variare entro la stagione autunnale) e della spesa infrastrutturale.

Scottati da quanto accaduto sul fronte sanitario, è possibile che sia Trump che Ryan, leader della Camera, saranno indotti a orientarsi su modifiche meno strutturali e profonde di quanto promesso, o cercare accordi bipartisan che non è possibile escludere, ma sono comunque ardui da ottenere.

Il rischio di generare ampie delusioni è palese. La riforma tributaria potrebbe in particolar modo ridursi in un semplice taglio delle imposte, invece di essere l’evento rivoluzionario preannunciato. Da non sottovalutare nemmeno il rischio politico determinato dall’attuale Russiagate, ovvero dalle indagini sulle ingerenze di Mosca nella campagna elettorale. Una mina vagante che nei prossimi mesi potrebbe determinare gravi ripercussioni sul futuro dell’amministrazione e sulla sua capacità di tirare le redini delle riforme.

Il calendario macroeconomico settimanale

Arriviamo dunque a quel che accadrà sul brevissimo termine nell’ambito statunitense. Il calendario macroeconomico sembra essere piuttosto denso di appuntamenti, concentrati prevalentemente tra la pubblicazione dei verbali Fed e gli aggiornamenti dell’employment report.

Ancora prima ci sarà tuttavia spazio per la pubblicazione dell’ISM manifatturiero di marzo, che è previsto in lieve correzione rispetto al dato di febbraio. Usciranno altresì i dati sulla spesa in costruzioni, che a febbraio dovrebbe crescere di un punto percentuale su base mensile dopo il calo di 1,3 punti di gennaio, in virtù anche di un clima favorevole. Ulteriormente, sempre in apertura di settimana usciranno i dati sulle vendite di autoveicoli, che nel mese di marzo dovrebbero calare sotto quota 17,5 milioni di unità annualizzate.

Martedì usciranno invece i dati di bilancia commerciale, che nell’aggiornamento del mese di febbraio dovrebbe registrare un deficit a – 46 miliardi di dollari contro – 48,5 miliardi di dollari di gennaio, su livelli visti e abbandonati nell’autunno 2016. La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati dovrebbe essere vista dal mercato intorno a quota 180 mila unità, contro il boom di quasi 300 mila a febbraio. Qualche ora più tardi uscirà il dato ISM non manifatturiero, che a marzo è previsto in calo a 56,5 punti.

Come ricordato, l’attenzione sarà tuttavia prevalentemente incentrata sulla pubblicazione, da parte della Federal Reserve, dei verbali della riunione FOMC del 15 marzo. Il contenuto dovrebbe essere privo di particolari sorprese, mostrando un consenso diffuso per il rialzo di marzo e per il sentiero di ulteriori aumenti dei tassi, nella misura di altri due da qui alla fine dell’anno. Il dossier dovrebbe altresì soffermarsi sulla presenza di una grande incertezza sullo scenario di politica fiscale, e sulle relative implicazioni per le variabili macroeconomiche.

Infine, la settimana si chiuderà con la non meno importante pubblicazione dell’ultimo employment report aggiornato al mese di marzo, che dovrebbe essere sempre positivo, ma segnare un significativo rallentamento della dinamica occupazionale. Gli occupati non agricoli dovrebbero aumentare di 150 mila unità, il tasso di disoccupazione rimanere intorno a 4,6-4,7 punti percentuali, i salari orari aumentare di 0,3 punti su mese e 2,8 punti su anno.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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