Brexit, Corte Suprema britannica conferma ruolo Parlamento
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Brexit, Corte Suprema britannica conferma ruolo Parlamento

Nella sua pronuncia la Corte Suprema britannica ha convalidato il giudizio che era già stato espresso nel corso del precedente mese di novembre dall’Alta Corte, stabilendo dunque che il governo guidato dalla premier Theresa May non può avviare l’iter di Brexit senza prima aver ottenuto l’approvazione da parte di entrambe le Camere del Parlamento. Non si tratta di una decisione clamorosa, né di un sostanziale “schiaffo” al governo britannico, come invece viene mediaticamente ribadito da alcune fonti di stampa. Peraltro, la Corte Suprema ha aggiunto anche che le assemblee di Scozia, Galles e Irlanda del Nord non avranno potere di veto in merito, non potendosi dunque opporre alla decisione del Parlamento. Ma che cosa accadrà ora?

Il governo vuole accelerare i tempi

Il governo guidato da May aveva preannunciato che entro la fine del mese di marzo avrebbe voluto avviare le procedure di negoziazione per uscire dall’Unione Europea. La tempistica potrebbe essere ancora rispettata, a patto che l’esecutivo – come effettivamente ha annunciato di voler fare – riesca a presentare quanto prima una proposta di legge sulla procedura d’uscita da sottoporre al parlamento. La prima ministra ha già sottolineato, in proposito, che il passaggio parlamentare non comprometterà l’impegno del governo ad avviare i negoziati entro il 31 marzo.

Che cosa farà il Parlamento?

Al di là delle brevi lungaggini che potrebbero derivare da quanto sopra, riteniamo che il Parlamento non farà altro che ratificare il voto popolare. Così, d’altronde, sembra già evidente dopo le dichiarazioni da parte conservatrice e laburista, con quest’ultima che – apparentemente – dovrebbe essere quella più contrariata alla Brexit, ma che ha già fatto sapere di attendersi un voto omogeneo verso l’avvio della procedura di negoziazione che disciplinerà l’uscita dall’Unione Europea.

Insomma, il Parlamento non opporrà alcuna resistenza all’avvio della Brexit e, d’altronde, difficilmente potrebbe farlo: in caso di rifiuto ad avviare le negoziazioni, le Camere assumerebbero una decisione che andrebbe a smentire il verdetto popolare, con ciò che ne conseguirebbe sul fronte socio politico. Quel che invece potrebbe fare il Parlamento è quello di preoccuparsi che la Brexit sia “soft” e non “hard”, anche se pure in questo frangente non sembra poter esercitare dei poteri piuttosto significativi…

Come ha reagito la sterlina?

Si noti, infine, che la sterlina non sembra aver tratto alcun beneficio dalla sentenza: probabilmente la motivazione di tale comportamento è da ricercarsi sia nel fatto che il mercato si aspettava la convalida del giudizio dell’Alta Corte, sia perché il passaggio parlamentare apre teoricamente alla possibilità che i deputati propongano emendamenti o usino tattiche dilatorie, aggiungendo incertezza e allungando i tempi. Non è comunque escluso, come anticipavamo qualche riga fa, che il Parlamento possa in realtà mostrarsi più conciliante delle attese, permettendo così di avviare l’iter di Brexit entro la scadenza del 31 marzo programmata dal governo.

gennaio 26, 2017

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roberto


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