Oppressione fiscale

Il regime di cassa in contabilità semplificata da gennaio 2017

Con la legge di bilancio è stato riformato il regime contabile delle imprese che operano in regime di contabilità semplificata e, per questi contribuenti, è stato inserito il principio di cassa. Il regime è stato ribattezzato contabilità semplificate per cassa e si tratta di una vera e propria novità, che va ad equiparare la tenuta contabile degli artigiani e dei commercianti a quella che è attualmente in vigore per i professionisti. Il reddito delle contabilità semplificate per cassa viene quindi calcolato con riferimento ai ricavi che sono stati effettivamente incassati, dove l’ammontare non prescinde la competenza economica. Il legame fra competenza economica e ricavi era, infatti, il principio portante del regime contabile ordinario.

Si tratta di una grande novità in vigore per le partite IVA, di un cambiamento che era stato chiesto a gran voce dagli artigiani e dai commercianti che chiedevano una revisione basilare del funzionamento della propria partita IVA. Non si tratta però di un puro abbattimento della tassazione dedicata a queste categorie, ma di un cambiamento che interessa la modalità di tassazione e la base di calcolo effettiva.

Per comprendere il cambiamento è utile fare un passo indietro, perché i titolari di partita IVA che operano nel regime contabile semplificato e che lavorano nell’artigianato e nel commercio vanno a determinate il loro reddito secondo il principio della competenza, una base che non si lega all’effettivo incasso della fattura. A causa della crisi economica e delle lunghe prospettive di ripresa, è interessante notare che i mancati o i ritardati pagamenti hanno indotto un grave sfasamento nel ciclo finanziario di questi soggetti, che si sono trovati a maturare magari ingenti quantità di crediti ma a non avere i denari incassati. Ma ‘le tasse si devono però pagare’, anche su ciò che è stato fatturato ma non pagato, uno stato che ha più volte messo in moto una catena poco virtuosa, che nel corso degli ultimi anni ha indotto molte aziende a chiudere l’attività ‘per crediti’.

Ecco nascere l’introduzione di una regola rivoluzionaria, che determina il reddito di queste categorie di professionisti secondo il principio di cassa. Dal 1 gennaio 2017 il reddito verrà calcolato solo ed esclusivamente riferendosi a quanto è stato incassato, come avviene nel caso dei professionisti con partita IVA.

Quali sono le principali differenze fra il regime contabile ordinario, l’agevolato e il semplificato?

Con il termine ‘regime contabile’ si indicano le regole che disciplinano il funzionamento fiscale e contabile. I titolari di partita IVA possono, oggigiorno, scegliere fra tre diversi regimi contabili:

  • regime semplificato per le imprese minori: stabilisce ricavi inferiori a 400mila euro come limite per i ricavi di prestazione servizi e inferiori a 700mila euro per altre attività;
  • regime contabile ordinario: valido per chi matura redditi superiori ai 400mila euro per i servizi e maggiori a 700mila euro per altre attività;
  • regime contabile forfettario o agevolato valido per chi crea ricavi massimi di 30mila euro per la prestazione di servizi e massimo di 50mila euro per altre attività.

Quali sono i consigli per le partite Iva che operano in regime di cassa con contabilità semplificate?

I professionisti che seguono i loro clienti con la modalità semplificata, siano essi società di persone oppure ditte individuali, possono seguire lo stesso procedimento che stanno impiegando che è determinato dal regime di cassa. Si possono quindi adottare i registri IVA integrati e, alla conclusione del periodo di imposta stampare l’elenco dei documenti annotati, quindi consegnarlo per la verifica. A ciò fa seguito la compilazione di un report che indica i ricavi che non sono stati pagati e i professionisti possono quindi eseguire le corrette verifiche e gli storni, ai fini del calcolo delle imposte sui redditi.

Una riforma che non piace ai commercialisti

È interessante notare che i commercialisti non hanno gradito questo cambiamento e hanno emesso un comunicato con il quale richiedono che venga modificata l’introduzione del regime di cassa obbligatorio per le partite IVA che operano in regime semplificato

Il comunicato si propone alquanto ricco di spunti, perché sottolinea il fatto che l’introduzione per le società di persone e le imprese individuali della cassa per chi opera in contabilità semplificata non apporta beneficio anche se la manovra mira a farlo credere. Molti saranno, secondo l’associazione dei commercialisti, i soggetti che non avranno beneficio da questo regime, soprattutto chi commercia al minuto e chi lavora con i corrispettivi giornalieri. Secondo i commercialisti, chi soffre attualmente sono le imprese di più piccole dimensioni, che con questa obbligatorietà vedranno oltretutto salire i costi per la tenuta della contabilità.

Gli adempimenti fiscali andranno infatti a intensificarsi e, anche se la scelta cadrà sull’organizzazione con contabilità ordinaria. L’ANC ha quindi richiesto che venga apportata una modifica, al fine di sollevare le piccole imprese da questo obbligo, che non si propone utile ai fini fiscali né tantomeno fonte di risparmio nel bilancio annuale.

La valutazione della fra la scelta di mantenere la contabilità semplificata in regime di cassa 2017 quindi passare in ordinaria merita di essere analizzata caso per caso e si tratta di una questione molto dibattuta. Un esempio di convenienza potrebbe arrivare dalle agenzie immobiliari, che hanno molti beni fermi e che quindi potrebbero giovarsi di un trattamento fiscale meno oneroso. Chi sceglie di passare alla contabilità ordinaria deve, però, tenere conto degli obblighi che seguono questo stato, a partire dalla redazione dei libri contabili che si presenta come una notevole spesa fissa da considerare.

E i dati cosa dicono? La nuova disciplina del regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata potrebbe interessare circa 2.3 milioni di imprese attive sul territorio italiano, suddivise fra 439mila società di persone e 1.76 milioni di ditte individuali. I numeri sono quindi elevati e si tratta di un intervento che le stesse associazioni delle categorie hanno chiesto a gran voce da tempo. Il regime è quindi in vigore e ora spetta alle aziende decidere e provare se questo cambiamento ha portato benessere economico, uno stato che potrà rivelarsi solo alla conclusione dell’anno in corso.

Sull'autore

Valeria Martalò

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