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Veneto Banca: Fondo Atlante o riscossa degli azionisti locali?

Una delle banche (ormai tante) che stanno per sprofondare nell’abisso del bail in all’italiana è Veneto Banca. La banca, destino comune ad altre banche venete come la famosa Banca Popolare di Vicenza (gli azionisti hanno visto andare in fumo 6 miliardi in un anno) è sommersa dalle sofferenze. Si è prestato troppo, male e soprattutto a soggetti il cui merito creditizio non era tale da giustificare il prestito.

Per Banca Popolare di Vicenza sappiamo come è finita: aumento di capitale con prezzo per azione fissato a 10 centesimi, intervento dell’ormai mitologico Fondo Atlante che ha sottoscritto l’aumento per intero, azzerando di fatto la partecipazione (e i risparmi di una vita) di migliaia di piccoli soci. Un destino che sembra accomunare le due banche venete: anche per quanto riguarda Veneto Banca, infatti, il consiglio di amministrazione ha fissato il prezzo per l’aumento di capitale a 10 centesimi. Una soglia punitiva per gli attuali azionisti, che si vedono di fatto azzerati, ma che è razionale per quanto riguarda i mercati finanziari: ci sono stati infatti ben 250 incontri con investitori potenzialemente interessati a entrare nel capitale dell’istituto bancario. Risultati? Per il momento nessuno. Ecco perché l’ipotesti che si ventila in questo momento è quella di un’entrata in forza del Fondo Atlante.

Ma non è detta che sia questa la soluzione finale. Sicuramente un ruolo nella vicenda il Fondo Atlante lo avrà, ma non sappiamo ancora se sarà da protagonista o da semplice comprimario.

Le problematiche relative ad Atlante sono sostanzialmente due. Da una parte, le risorse del Fondo sono davvero scarse in rapporto al dissestato sistema bancario italiano, soprattutto nell’ottica di partecipare al salvataggio di Unicredit. Una seconda problematica che si sta creando in questi ultimi giorni è relativa al potere eccessivo che il Fondo Atlante sta accumulando. E’ entrato in Popolare di Vicenza costretto dalle circostanze e cioè per salvare Unicredit dal dovere capitalizzare Popolare di Vicenza. E’ entrato e, secondo lo statuto dello stesso Fondo Atlante, dovrebbe prevedere un’uscita dal capitale in 18 mesi, con un profitto del 9%. Invece, pare che ad Alessandro Penati stiano venendo strani pensieri in testa, ad esempio iniziare a controllare la Popolare di Vicenza direttamente, dimenticando lo statuto e la necessità di uscire in fretta. E magari si sta delineando un disegno folle: partecipare all’aumento di capitale di Veneto Banca, prenderne il controllo e poi fonderla con Popolare di Vicenza. Questo disegno è folle ma è soprattutto mal visto da Banca Intesa e da Mediobanca. Mediobanca ha già annunciato che parteciperà all’aumento di capitale, mentre Banca Intesa ha posto la sua garanzia sulla riuscita dell’aumento. E a differenza di Unicredit, Banca Intesa non è sull’orlo dell’abisso. Certo, ha condiviso l’epoca della sbornia delle banche uliviste ma non ha distrutto completamente il suo patrimonio. Tra l’altro, Banca Intesa è frutto di un processo più graduale rispetto a Unicredit, soprattutto è frutto dell’aggregazione di realtà più grandi, più omogenee e più efficienti. Insomma, non è un gigante dai piedi di argilla come la creatura di Profumo.

Intesa e MedioBanca non vedono di buon occhio il rafforzamento del fondo Atlante, anche tenuto conto che il Fondo sta accumulando crediti nei confronti del governo (ha evitato che centinaia di migliaia di risparmiatori inferociti scendessero in piazza con i forconi) e prima o poi questi crediti passerranno all’incasso.

Ma c’è anche un altro elemento a sorpresa nel caso di Veneto Banca e cioè i suoi attuali azionisti. Gli azionisti hanno dimostrato orgoglio, ma soprattutto fino a questo momento hanno dimostrato di avere la schiena dritta. A differenza di quelli di Popolare di Vicenza hanno mandato a casa il management colpevole del dissesto e stanno anche valutando un’azione di responsabilità (nel caso della Popolare di Vicenza l’assemblea degli azionisti con una decisione demenziale bocciò l’azione di responsabilità). Gli azionisti di Veneto Banca si stanno organizzando e stanno anche valutando se partecipare all’aumento.

Laura Puppato

Laura Puppato. Anonima gerarca locale del PD, è salita agli onori della cronaca nazionale sfidando polemicamente Matteo Renzi alle primarie del PD. Adesso prova a fare un altro salto cercando di accumulare consensi tra gli azionisti di Veneto Banca

Come accade sempre in questi casi, ci sono politici che approfittano della situazione per fare una bella passerella e provare a raccattare qualche voto o, peggio ancora, un briciolo di potere personale in più. E succede quindi che la senatrice Laura Puppato dichiari:

Non posso credere che non si voglia essere padroni del proprio destino da queste parti ovvero che, dopo aver subito la peggiore onta da chi si riteneva buon gestore e si è scoperto essere invece stato scorretto nell’acquisire azioni, falso nei bilanci e sprecone nella gestione, non si trovi la forza per credere nella capacità di rinascita e di crescita del proprio territorio, lasciando ad altri di acquistare per una pipa di tabacco un portafoglio bancario ed una operatività quantomeno interessante. Recentemente la Volksbank ha acquisito la fallimentare Banca Treviso, dichiarando nell’assemblea dei soci che il solo fatto che sia ubicata qui la sede di quel piccolo istituto, ha valso il valore dell’acquisto, ravvisando in meno di 5 anni un forte recupero per le potenzialità che nel nostro territorio esistono. Se i sudtirolesi investono e dicono questo, dovremo essere a noi a tradire?

Parole al vento e soprattutto confuse perché mette a confronto situazioni estremamente diverse, sia per tipologia che per dimensione. Ma queste cose alla Puppato non interessano. Dopo tutto qualche anno fa ha sfidato l’allora promettente Matteo Renzi (peccato che queste promesse poi non le abbia mantenute quando è salito alla guida del Paese) nelle primarie del PD. Una sfida teleguidata e zeppa di polemiche insulse ma non era questo l’importante. L’importante era emergere e strappare qualche poltrona. Se non si fosse candidata alle primarie del Partito Democratico in feroce polemica contro Matteo Renzi, Laura Puppato non sarebbe senatrice oggi. E chissà dove vuole arrivare sulla pelle dei poveri soci di Veneto Banca.

Sull'autore

Gennaro Parisi

Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.

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